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Friday, September 2, 2011

iTech - La storia del web e i primi passi su internet

Il nome – World Wide Web – era stato scelto nel 1990 al Cern di Ginevra, il centro di ricerca scientifica e nucleare dove lavorava allora Tim Berners Lee, poi riconosciuto come “l’inventore del web”. Tutta storia ormai leggendaria, ripetuta e raccontata in rete come certi miti antichi, benché siano passati appena vent’anni. Esattamente vent’anni fa, infatti, il 6 agosto 1991, andò ufficialmente online il primo sito web della storia, a cui Berners Lee e i suoi colleghi avevano lavorato dal 1989 immaginando un sistema che consentisse ai ricercatori di condividere le informazioni più agevolmente in rete (internet esisteva da tempo, a volte qualcuno fa confusione) attraverso una visualizzazione più chiara e luso degli hyperlink.

La prima pagina web non è più online al suo indirizzo (era http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html) ma è stata riprodotta in rete: era un assai semplice indice di testi sul funzionamento del progetto. La data del suo debutto è considerata il 6 agosto 1991 in quanto Berners Lee ne comunicò in rete – su un newsgroup – l’esistenza e l’accessibilità, invitando a collaborare al nuovo progetto.

In questi vent’anni sono successe un sacco di cose, e il web è stato protagonista di molte di queste, ha cambiato il mondo e ormai ha tutta una sua storia e archeologia. Il progetto Wayback Machine permette di osservare le homepage di un grande numero di siti internet in diverse date degli scorsi anni, e di rendersi conto quindi di come sono cambiati la grafica e il contenuto dei siti nel corso del tempo (qui c’è il Post di un anno fa, agosto), ma anche com’erano diverse impostazioni e approcci Wayback Machine è gestito da Internet Archive, un’associazione no-profit statunitense fondata nel 1996 che lavora per conservare e rendere accessibili un grande numero di materiali digitalizzati, tra cui siti web, musica e circa 3 milioni di libri di pubblico dominio (attraverso il progetto OpenLibrary.org). Vi si trovano archiviate le homepage di diversi siti internazionali e italiani, tra cui abbiamo selezionato un po’ in giro le versioni degli ultimi dieci anni, tipo album dei ricordi.



Fonte dell'articolo

Avevo scritto gia un altro articolo riguardo la storia di internet e come vedere i siti web del passato ma questa volta ho pensato che sia davvero interessante andare a scoprire chi sono i numeri uno.
Numeri 1 non nel senso di migliori ma proprio i primi a inventare, creare o fare una cosa online che oggi si fa quotidianamente.

Primi di internet che potrebbero tranquillamente finire nei libri di storia come i pionieri o gli inventori di cose incredibili che hanno cambiato per sempre la vita di tantissime persone nel mondo.
Cosi come per gli altri settori della scienza, anche internet, come tecnologia, merita i suoi riconoscimenti storici e credo sia anche naturale chiedersi: chi è stato il primo a ...?

1) La prima e-mail è stata inviata quando ancora non esisteva una rete internet.
Nel 1971, Ray Tomlinson ha infatti inviato un messaggio ancor prima l'introduzione del simbolo @ negli indirizzi e-mail e fu utilizzata per scambiare messaggi sul computer mainframe.
La forma attuale delle email fu sviluppata durante gli anni 70 quando c'era il predecessore di internet, chiamato Arpanet.

2) Il primo Dominio registrato non fu Microsoft.com e nemmeno Ibm.com, ma symbolics.com.
Symbolics era un produttore di computer e registrò questo dominio (senza però creare un sito web) il 15 marzo 1985.
In realtà pare che i primi domini furono Enea.se e luth.se registrati, rispettivamente, nel 1983 e 1984, ma usavano un sistema vecchio e non più attuale.
Symoblics.com è stato invece registrato secondo i correnti canoni.
Oggi Symbolics.com festeggia i 25 anni di vita ed è un blog normalissimo di un tipo che scrive in inglese.

3) La prima Email di spam fu, pare, spedita da Gary Thuerk, su Arpanet, nel 1979.
Fu una pubblicità inviata a 393 persone contemporaneamente.

4) Il primo cellulare con accesso a Internet è stato il Nokia 9000 Communicator (lanciato nel 1996 in Finlandia).
Tuttavia, NTT DoCoMo i-mode (1999) in Giappone è considerato il pioniere del Cell Phone Internet Services.

5) Il primo sito web della storia fu http://info.cern.ch/, lanciato alla fine del 1990 al CERN di Ginevra.
Http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html è stata la prima pagina web che conteneva le informazioni per il World Wide Web Project.
Questa pagina non è più accessibile mentre il sito si.

6) Il primo sito web di e-commerce e con transazioni di mercato non è stato né il gigante eBay, né Amazon.
Si chiama NetMarket (rivenditore online) che afferma di aver venduto un CD di Sting per 12,48 Dollari più spese di spedizione, l'11 Agosto 1994.

7) La prima banca online dovrebbe essere stata la Stanford Federal Credit Union, considerato il primo istituto finanziario che ha fornito servizi di Internet Banking online a tutti i suoi clienti nel mese di ottobre del 1994.

8) Il primo motore di ricerca non nè Google (numero uno oggi) nè Yahoo bensì fu Webcrawler.com lanciato nel 1994. Oggi webcrawler esiste ma è solo un integratore dei risultati di Google, Yahoo, Bing e Ask.

9) Il primo Blog dovrebbe risalire al diario di Justin Hall iniziato nel 1994.
In realtà la parola blog fu introdotta nel 1999 e deriva dal termine Weblog.

10) Il primo browser web non fu Internet Explorer e non fu Netscape, si chiamava Mosaic e fu rilasciato nel 1993. Mosaic si può scaricare ancora oggi.

11) Il primo Podcast fu di Dave Winer che aggiunse contenuti audio all'interno del feed RSS del suo blog nel 2001.

12) Il primo oggetto venduto su eBay fu un puntatore laser rotto del valore di 14,83 dollari messo in vendita da uno dei cofondatori.

13) Il primo libro venduto su Amazon (1995) è stato "Fluid Concepts and Creative Analogies: Computer Models of the Fundamental Mechanisms of Thought" di Douglas Hofstadter.

14) La prima modifica su Wikipedia la fece, giustamente, il suo fondatore Jimmy Wales, scrivendo il testo "Ciao, Mondo!"

15) Il primo video su YouTube è stato messo online dal co-fondatore di YouTube Jawed Karim il 23 aprile 2005.
Il titolo del video è "Me at the Zoo", e su YouTube c'è ancora (qui), con oltre 1,5 milioni di visualizzazioni.

16) Il primo messaggio su Twitter fu registrato dal fondatore Jack Dorsey il 21 marzo 2006 che scrisse "just setting up my twttr". (all'inizio Twitter si chiamava Twttr.

17) Il primo servizio Chat vocale è stato lanciato da Rocket Messenger e AOL.
Poi ci fu Paltalk che ebbe un successo clamoroso.

18) I primi Hacker si fecero notare alla grande nel 1990, quando entrarono e rovinarono i siti web del Dipartimento di giustizia americano, della US Air Force, della CIA, la NASA e alcuni altri.

19) Il primo Social Network non fu ovviamente Facebook ma uno inglese che si chiama FriendUnited nel 2000
Il secondo fu Friendster nel 2002 ma il più grande successo fu di MySpace l'anno dopo.

20) La prima chat di tipo Instant Messenger, come il moderno MSN MEssenger, fu ICQ lanciato nel 1996 ed usatissimo ancora oggi.

20 Bis) Il primo articolo sul miglior blog italiano Navigaweb.net fu "Guida Scheda TV per vedere il digitale terrestre DVB-T sul computer" del 30 Marzo 2008 (data storica più importante di tutte direi) che ancora contiene informazioni valide.

Fonte articolo: Navigaweb.net 

Friday, August 26, 2011

iTech - I dischi rigidi SSD

Brevi Cenni sulla Storia dei i dischi rigidi SSD
Dopo un paio di anni di studio e di analisi il mercato è cambiato radicalmente grazie all’ingresso di alcuni attori di indiscusso livello come Intel, Micron, Samsung, Kingston, Ocz e molti altri. Aziende che (ad esclusione di Samsung) prima di allora non avevano mai avuto interesse nel settore dell’archiviazione si sono gettate nel mercato proponendo prodotti di livello ben superiore alla concorrenza generata dai pochi piccoli produttori asiatici.

Le tecnologie avanzate messe in campo da questi produttori hanno permesso ai dischi allo stato solido di fare un vero e proprio salto di qualità, andando finalmente a ricoprire appieno quel ruolo di innovazioni tecnologiche atteso da anni. Intel, con i controller proprietari dei dischi X25 ha innovato drasticamente il settore, permettendo di raggiungere velocità in lettura ben superiori a 250 Mbyte/s.In scrittura i valori espressi restano invece al di sotto dei 100 Mbyte/s, ma con ridotti cali prestazionali passando dal trattamento di file sequenziali a casuali. Altri produttori, come Indilinx, Samsung o SandForce hanno in seguito proposto controller ancora più veloci, in grado di portare dischi da 128 o 256 Gbyte a prestazioni di altissimo livello. La disponibilità reale di Ssd estremamente veloci e capienti, dopo anni o decenni di test teorici e promesse non mantenute, ha scatenato una piccola ondata di entusiasmo che ha portato all’idea che entro poco tempo la tecnologia elettronica degli Ssd avrebbe realizzato prodotti con capacità paragonabile ai dischi magnetici con prezzi accessibili. Dopo il fervore iniziale si è però intuito come una crescita esponenziale della capacità e una contestuale riduzione dei costi non sia ancora possibile, per arrivare a uno scenario in cui la sola tecnologia flash basterà a soddisfare i bisogni di capacità e prestazioni dovranno passare ancora alcune generazioni di prodotti. Per questi motivi lo scenario proprio del settore dell’archiviazione, dopo aver subito più di un cambiamento di rotta nel giro di pochi anni, sembra aver finalmente intrapreso una strada che porterà la tecnologia flash a disposizione di tutti. Per gradi e senza spese eccessive sta nascendo il futuro dell’archiviazione.



Da Samsung una linea di memorie a stato solido veloci ed economiche
Basati su tecnologia NAND Flash memory, i dischi rigidi SSD della casa coreana aumenterebbero del 10% l’autonomia delle batterie di un dispositivo mobile, consumando meno



Secondo iSupply, un’azienda di ricerche che monitora il settore hi tech, il mercato mondiale delle memorie a stato solido triplicherà nei prossimi anni, passando dall’attuale 2,2 miliardi di dollari a 7,5 nel 2015. E che i dischi Ssd sostituiranno quelli ruotanti è una previsione assai ovvia, grazie anche al successo di apparecchi come i MacBook Air e all’avvento dei servizi cloud, che permettono di lavorare tranquillamente con computer dotati di memorie non enormi. Perché al momento uno degli ostacoli maggiori all’acquisto di un drive ssd è proprio il prezzo, ancora piuttosto elevato rispetto a quello dei dischi tradizionali.

Per il resto, l’adozione di una memoria a stato solido al posto di un hard disk rotante porta solo vantaggi: la nuova tecnologia è più silenziosa, più sicura, produce meno calore, praticamente indistruttibile in condizioni d’uso normali, dal momento che non ha parti mobili.


Così un po’ tutti i grandi produttori di hard disk si sono lanciati nel mercato a stato solito, puntando soprattutto sul mercato dei notebook. Esistono anche dischi da 3,5 pollici, ma la maggior parte sono infatti a 2,5, perfetti per i portatili. Come il Samsung SSD 470 oggetto della nostra prova. Progettato interamente dalla casa coreana, utilizza un innovativo controller a 3 Core, la NAND Flash Memory di tipo MLC a 32 nanometri e 256MB di memoria cache, per garantire un trasferimento dati molto veloce (in scrittura fino 220 MB/s, in lettura fino a 250 MB/s). Quasi tre volte un normale hard disk, e infatti accensione e apertura dei programmi sono praticamente immediati sul MacBook Pro dove lo abbiamo provato per oltre un mese. Ottimizzato per Windows, il drive di Samsung si è comunque dimostrato perfettamente compatibile con il portatile Apple (perfino dal punto di vista estetico); l’installazione richiede un paio di minuti, ma bisogna prima clonare il vecchio hard disk. Poi tutto fila liscio; nessun rumore, la durata della batteria ancora aumentata (non di molto, però: circa il 10 per cento), i file – soprattutto quelli di grandi dimensioni – che si aprono in un istante.

Davide Cosenza

Friday, August 19, 2011

iTech - Samsung Serie 5 Chromebook e i pc dell'era del Cloud Computing

Samsung ha presentato il Serie 5, il primo Chromebook della casa coreana con a bordo il sistema operativo Google Chrome OS. Il notebook è dotato di un ampio display da 12.1 pollici con risoluzione di 1280 x 800 pixel e di un processoreIntel Atom.

La connettività è affidata al WiFi, alle due porte USB, alla porta mini VGA e al 3G. Secondo i dati del produttore pesa questo Samsung appena 1,48 kg mentre l’autonomia dichiarata è di ben 8 ore. Due le versioni disponibili: la prima solo con WiFi a 429,00€, la seconda invece anche con connettività 3G a 499,00€.


Caratteristiche tecniche:
Schermo da 12.1 pollici (1.280 x 800 pixel)
Processore Intel Atom N570 dual-core a 1,66 GHz
16GB SSD mSATA
Webcam 1-megapixel ad alta definizione con microfono a cancellazione del rumore
Wi-Fi e 3G World (opzionale)
2 porte USB 2.0
VGA Miniport
Slot per memory card 4 in 1
Peso: 1,48 Kg
Più di 8 ore di uso continuo
Tastiera standard Chrome
Touchpad completo interattivo e di grandi dimensioni


Riuscirà Google a rubare una fetta di mercato a Windows?
Google, dopo averci tempestato di promesse per anni, averci fatto assaggiare che cosa sarebbe stato Chrome OS con il lancio dei CR 48 e averci ulteriormente incuriosito durante l’ultima Google I/O con la presentazione di un nuova e più matura versione di Chrome OS, finalmente ha lanciato in tutto il mondo i due nuovi modelli di chromebook ufficiali: il Samsung Serie 5 e l’Acer AC700.


Il Packaging
Ottimo il packaging con il quale si presenta il Samsung Serie 5 che, nonostante non sia minimamente ispirato al minimalismo zen di Apple, è veramente elegante e funzionale allo stesso tempo. Ottimo all’apertura lo spazio che Samsung ha lasciato per inserire le dita e tirare fuori il Serie 5 dal suo spazio. Ribadiamo il nostro apprezzamento per lo stile adottato da Samsung che ci renderà la vita più semplice.


Schermo
Ottimo lo schermo che caratterizza il Serie 5. Calibrato, buoni livelli di nero e luminoso abbastanza da essere visibile agevolmente alla luce del sole con i suoi 300 nit. Il 12.1 pollici a 1280×800 pixel possiamo dire che è uno dei migliori sul mercato. Grazie alla retro illuminazione a LED è assicurata tutta la brillantezza di cui necessitiamo per usufruire dei nostri contenuti multimediali. La densità di pixel per pollici è di 125 dpi, non molto elevata a dire la verità, ma non stiamo parlando di uno smartphone che guardiamo ad una distanza di pochi cm dal nostro naso e quindi più che sufficiente.


Tastiera
Qui Samsung ha davvero fatto un ottimo lavoro. La tastiera è una delle migliori che abbia mai provato. Lo spazio tra i tasti è quello giusto cosi come la loro pressione che dona una sensazione piacevole ogni volta che schiacciamo un tasto.
Unico lato negativo, se di lato negativo possiamo parlare, è rappresentato dal tasto cerca che ha sostituito il tasto delle lettere maiuscole. Le abitudini sono dure a morire e non di rado vi capiterà di schiacciare il tasto di ricerca pensando di avere una maiuscola con il risultato di aprire solo un nuovo tab.


Trackpad
Anche in questo caso, una delle parti più criticate del CR 48, il trackpad, è stato notevolmente migliorato facendoci dimenticare tutte le peripezie che sono state riscontrate con il primo chromebook. Il trackpad è rappresentato da una superficie unica cliccabile in qualsiasi punto, risulta preciso e immediato. Il clic destro si fa con la pressione simultanea di due dita il che permette di non incorrere in clic accidentali. Anche in questo caso dobbiamo un bravo a Samsung.


Primo avvio e login
Appena acceso il Serie 5 ha immediatamente trovato la mia rete wifi agganciandola, permettendomi cosi di scaricare l’ultimo aggiornamento di Chrome OS (10 minuti circa). Una volta installato l’aggiornamento il setup e l’autenticazione richiederanno davvero pochi secondi.


Living in the cloud
In attesa dell’uscita dei chromebook c’è stata tanta confusione sul decidere come recensire questo device. Una cosa è sicura se state cercando un computer per usare applicazioni off line tipo photoshop o simili, bene, il chromebook non è un computer per voi, pensate al fatto che ad esempio, se usate skype per lavoro ancora non esiste un client web per continuare a farlo da un chromebook.
Se invece state pensando di sostituire il vostro iphone, che usate come pc primario in mobilità, allora chromebook è la scelta giusta, anche se con qualche riserva a livello software.
Perchè dico questo? Perchè l’ecositema di Chrome OS è ancora relativamente giovane e non riesce ancora a sopperire alle mancanze di un pc desktop o laptop, che possono essere utilizzati tranquillamente offline. Oggi il chromebook dipende ancora solo dalle app di Google che fino a quando non verrano aggiornate quest’estate per l’utilizzo off line, non potranno dare la spinta decisiva per il salto verso il grande pubblico.


Conclusioni
In conclusione possiamo dire che il Samsung Serie 5 è un eccellente device per Chrome OS. Ben fatto a livello hardware, con uno schermo di qualità, cosi come il trackpad e la tastiera. E’ un laptop sicuramente pronto per affrontare la sfida di Chrome OS anche se ancora deve fare i conti con un ecosistema immaturo e alle prime armi. Se potete vivere senza i vostri programmi che usate sul desktop e avete la necessaria flessibilità per passare alle web app del chrome store Il Serie 5 potrebbe essere la scelta giusta per voi. Se di contro non potete fare a meno delle vostre applicazioni offline allora forse sarà meglio l’estate per l’acquisto, periodo in cui usciranno finalmente le versioni off line delle app più famose di google, documents compresa.

http://www.google.it/chromebook/#chromebooks

Davide Cosenza

Friday, August 12, 2011

iTech - GodMode, come avere un Windows7 'da dio'

Che cosa è GodMode?
GodMode è in realtà una scorciatoia nascosta (o, almeno pensata per essere nascosta) dagli sviluppatori in Windows 7 che offre un accesso più diretto alle caratteristiche e alle funzioni del sistema operativo. Per essere chiari, GodMode non aggiunge funzionalità. Ma aiuta gli amministratori a lavorare in modo più efficiente attraverso la raccolta di tutte queste modifiche e controlli in un unico luogo.


Sorpresa!
Non si poteva trovare nome più appropriato di “GodMode” per un caratteristico easter-egg (letteralmente, uovo di Pasqua, vale a dire una di quelle sorprese che i programmatori nascondono nei software, senza descriverli nella documentazione ufficiale), che ti dà il controllo finale sul sistema operativo. Detto questo, non si ha realmente bisogno di GodMode per essere il dio del proprio sistema (a questo allude il nome God, che in inglese significa, appunto, dio), le modifiche disponibili con GodMode già esistono indipendentemente da esso, ma questi trucchi le rendono molto più accessibili. Diamo uno sguardo a ciò che è Windows 7 GodMode, al modo di accedervi e a ciò che, in definitiva, può fare per voi.




Accedere a GodMode in Windows 7
Seguite questa procedura per accedere a GodMode:
Create una nuova cartella dovunque vogliate posizionare la cartella GodMode. A questo punto fate un clic destro in Windows Explorer, selezionate Nuovo, quindi Cartella.
Quindi, rinominate la cartella. È possibile assegnare un qualsiasi nome di vostro gradimento alla cartella, purché mettiate un punto in fondo e aggiungiate subito dopo questa stringa di testo esatto: {ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C}
L’icona della cartella dovrebbe essere sostituita con l’icona del Pannello di controllo, e la cartella dovrebbe essere riempita con una varietà di trucchi e strumenti.



Ma, non solo. C’è di più! La verità è che non vi è solo un “GodMode”. Windows 7 ha un intero pantheon di GodMode, con una varietà di cartelle nascoste che è possibile impostare per utilizzi diversi, stringhe di testo uniche, comprese le cartelle speciali per le impostazioni biometriche, le stampanti, le credenziali e gli accessi, il firewall e la sicurezza, e molte altre caratteristiche e funzioni di Windows 7.
Un post pubblicato in un forum di Microsoft da Auri Rahimzadeh fornisce un breve script che permette di creare rapidamente le cartelle GodMode. Copiate e conservate questo testo:

mkdir “Special Folders
cd “.\Special Folders
mkdir “God Mode.{ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C}
mkdir “Location Settings.{00C6D95F-329C-409a-81D7-C46C66EA7F33}
mkdir “Biometric Settings.{0142e4d0-fb7a-11dc-ba4a-000ffe7ab428}
mkdir “Power Settings.{025A5937-A6BE-4686-A844-36FE4BEC8B6D}
mkdir “Icons And Notifications.{05d7b0f4-2121-4eff-bf6b-ed3f69b894d9}
mkdir “Credentials and Logins.{1206F5F1-0569-412C-8FEC-3204630DFB70}
mkdir “Programs and Features.{15eae92e-f17a-4431-9f28-805e482dafd4}
mkdir “Default Programs.{17cd9488-1228-4b2f-88ce-4298e93e0966}
mkdir “All NET Frameworks and COM Libraries.{1D2680C9-0E2A-469d-B787-065558BC7D43}
mkdir “All Networks For Current Connection.{1FA9085F-25A2-489B-85D4-86326EEDCD87}
mkdir “Network.{208D2C60-3AEA-1069-A2D7-08002B30309D}
mkdir “My Computer.{20D04FE0-3AEA-1069-A2D8-08002B30309D}
mkdir “Printers.{2227A280-3AEA-1069-A2DE-08002B30309D}
kdir “Application Connections.{241D7C96-F8BF-4F85-B01F-E2B043341A4B}
mkdir “Firewall and Security.{4026492F-2F69-46B8-B9BF-5654FC07E423}
mkdir “Performance.{78F3955E-3B90-4184-BD14-5397C15F1EFC}

dopo di che digitatelo (o copiatelo) nel software Blocco note. Chiamate il file con il nome di “godmodes.bat” e salvatelo sul disco rigido nella posizione in cui poi preferirete trovare la vostra cartella. L’esecuzione di questo script (basta cliccare sul file che avete appena creato) crea una nuova cartella chiamata Special folders che conterrà tutte le cartelle di scelta rapida dello sviluppatore. Inoltre, modificando il testo in cui si dice “Special folders” nelle prime due linee dello script, è possibile rinominare la cartella in qualcosa di nuovo, a seconda di quel che si desidera.


Un altro vantaggio offerto da GodMode – a parte il già citato raggruppamento intelligente di strumenti che sarebbero però già disponibili – è l’elenco degli strumenti in categorie logiche in base ai tipi di attività che un amministratore IT potrebbe avere necessità di eseguire. Non solo: gli strumenti stessi assumono un nome che assomiglia a quello che gli amministratori potrebbero attriburgli quando pensano di svolgere tali funzioni. Per esempio, si può arrivare a BitLocker Drive Encryption attraverso il Pannello di controllo, ma nella cartella GodMode è elencato nella forma di una funzione che ha senso: “Proteggi il tuo computer crittografando i dati su disco”
Il gioco è fatto. Non è così magico o onnipotente come suggerisce il nome. Ma GodMode – in tutte le sue forme e le cartelle – può essere uno strumento prezioso e rendere la vita più semplice.

Davide Cosenza

Friday, August 5, 2011

iTech - La rivoluzione informatica

Agli inizi degli anni settanta l’economia dei paesi industrializzati fu investita da una nuova crisi generale. Alla depressione economica con i suoi corollari di contrazione degli investimenti e di disoccupazione, si accompagnò per la prima volta l’inflazione. Gli economisti inventarono un nuovo termine per definire questo inconsueto fenomeno economico: “stagflazione”. In esso confluiscono due ben distinti processi economici: quello di stagnazione e quello di inflazione appunto, ritenuti dalla teoria economica, e dal concreto svolgimento storico, fenomeni incompatibili.

Una delle cause principali che scatenarono la crisi fu l’impennata del prezzo del petrolio; dietro la crisi si stagliava quindi un mutamento profondo del sistema economico internazionale, nel quale sembravano essere saltati i tradizionali vincoli di subordinazione dei paesi poveri rispetto a quelli sviluppati, su cui in buona sostanza si era fondato lo straordinario sviluppo economico degli anni cinquanta - settanta.
La crisi degli anni settanta venne affrontata attraverso una sola strategia che venne dosata in maniera differenziata nei diversi paesi industrializzati. Innanzitutto, limitare, attraverso l’azione risoluta dei governi, l’aumento di offerta della moneta, anche se questa scelta avrebbe avuto come inevitabili conseguenze la paralisi dello sviluppo economico, la drastica contrazione delle spese sociali dello stato e soprattutto la crescita incontrollata della disoccupazione che, dalla seconda metà degli anni settanta, cominciò a lievitare senza sosta.

Sul tronco della disoccupazione creata dalla crisi generale se ne sviluppò un’altra di nuovo tipo, diventata costante e strutturale. Alla sua determinazione concorse l’innovazione tecnologica, fattore utilizzato per rilanciare lo sviluppo.
L’emergere di una sfida drammatica, in questo caso la crescita dell’energia, ha costituito il principale agente di una nuova fase di intensa innovazione delle tecniche applicate alla produzione e alla distribuzione delle merci: il risparmio energetico, l’utilizzazione delle nuove fonti di energia, prima fra tutte quella nucleare. Da qui l’innovazione si è dispiegata su tutti i processi produttivi, nello sforzo non solo di risparmiare energia, ma di ridurre i costi di produzione e di individuare nuove opportunità di mercato; ogni stagione di intenso sviluppo ha coinciso con un prodotto: il telaio meccanico per la prima rivoluzione industriale inglese, l’acciaio e l’elettricità per la seconda rivoluzione industriale, l’energia nucleare e i beni di consumo di massa per il boom postbellico; nel nostro caso il centro motore dell’innovazione è stata l’informatica.

L’applicazione su scala sempre più larga di questa nuova tecnologia ha consentito di automatizzare interi cicli produttivi, primo fra tutti quello dell’automobile e degli altri beni di consumo di massa, favorendo l’intensificazione della produzione a costi ridotti. L’informatica è diventata a sua volta un gigantesco settore produttivo, che ha trainato la ripresa economica, essendo la domanda dei prodotti informatici cresciuta per tutti gli anni ottanta a ritmi vertiginosi, superiori a quelli di qualunque altro prodotto industriale. Infatti, il calcolatore è entrato non solo nei luoghi dove si lavora e si progetta, dove si scambiano informazioni e si forniscono servizi (banche, agenzie), ma anche in spazi più privati e domestici (il computer individuale per amministrare le proprie attività, per giocare). La presenza del computer ha cambiato in profondità anche il modo di pensare e d’interagire delle persone.

Quando cominciò a entrare nei processi produttivi l’informatica dette a volte risultati spettacolari. È quello che è avvenuto nella robotica. Il caso più importante è quello della costruzione di automobili, dove braccia meccaniche impugnano e usano utensili sostituendo l’uomo nelle fasi di lavoro. È importante sottolineare che i robot possono memorizzare i propri compiti e sono dotati di organi sensori che permettono loro di vedere il pezzo in lavorazione e quindi di adeguare a ogni modello l’intervento adatto.

Il computer, dunque, tende progressivamente a sostituire l’uomo non solo nei lavori faticosi, ma anche in quelli “intelligenti”, producendo un eccesso senza precedenti di forza-lavoro, non solo manuale ma anche intellettuale.
Di fronte alla rivoluzione informatica, si manifesta oggi un altro fattore produttivo: l’informazione. Maggior volume, maggior velocità, migliore gestione d’informazioni significa oggi più produttività, più capacità di concorrenza, in una parola più potere economico.

La circolazione delle informazioni è diventata progressivamente il principio di organizzazione del lavoro nelle fabbriche e negli uffici. Da un lato, l’informatica consente di fare sempre di più con meno lavoro umano aprendo una voragine nell’occupazione che non si riesce a sanare, dall’altro, essa consente di lavorare meglio, di ridurre la fatica e l’alienazione del lavoro, aumentando l’autonomia e la partecipazione dei lavoratori, e soprattutto rendendo possibile una generalizzata riduzione del tempo di lavoro, con la realizzazione di elevati tassi di produttività in tempi assai ridotti.

L’informatica è anche entrata nelle aziende e negli ultimi tempi sono nate molte società Internet oriented caratterizzate da un business dedicato alla Rete o ai sistemi telematici, telefonici o comunque tecnologici mentre atre società sono state convertite a Internet modificando l’attività principale per creare sistemi e applicazioni di e-commerce sempre più richiesti dalla grande e dalla piccola e media impresa. Non da ultimo si evidenzia la grande attenzione riservata al nuovo sistema telefonico UMTS (Universal Mobile Telecommunications System) che dovrebbe rappresentare lo standard futuro della telefonia mobile. Se a tutto ciò si aggiunge anche l’indotto creato dalla necessità di effettuare nuovi cablaggi delle città, estensioni di reti telefoniche o digitali e di tutto quanto serve per la trasmissione, la raccolta e l’archiviazione dei dati digitali, si comprende l’importanza di questa rivoluzione.

Nella maggior parte dei casi le società della new economy italiana nascono alla fine degli anni Novanta grazie alla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni. Si presentano agli investitori per reperire nuovi capitali necessari per effettuare investimenti che consentano l’ampliamento del settore di attività o l’area geografica di influenza in prospettiva di un’espansione europea o addirittura mondiale.

Questa trasformazione tecnologica e questo orientamento all’information technology si riflettono anche nei bilanci delle società Internet. Da un’analisi dei rendiconti annuali, si evidenzia una particolare struttura caratterizzata generalmente da elevati costi di start up (pubblicità), da elevate necessità di capitali, da elevati costi di ricerca, di sviluppo, per licenze e da costi per brevetti e marchi nel momento in cui l’innovazione tecnologica si perfeziona in un prodotto brevettabile e tutelabile giuridicamente.
Un’altra posta significativa può essere rappresentata dall’avviamento qualora l’impresa cresca anche grazie ad acquisizioni.

L’avviamento viene inteso come attitudine di un’azienda a produrre utili, può essere iscritto nell’attivo solo se acquisito a titolo oneroso e deve essere ammortizzato entro cinque anni. Il valore dell’avviamento deve essere determinato come differenza fra il prezzo complessivo sostenuto per l’acquisizione dell’azienda e il valore corrente attribuito agli elementi patrimoniali attivi e passivi che la compongono; mentre il software è una componente rilevante delle aziende high-tech. Il software viene distinto in software di base e software applicativo. Il primo è l’insieme delle istruzioni che consentono l’utilizzo di funzioni del software di base al fine di soddisfare specifiche esigenze dell’utilizzatore. La capitalizzazione dei costi deve iniziare solamente dopo che la società sia ragionevolmente certa del completamento e dell’idoneità all’uso atteso del nuovo software.
Con il termine know-how si definisce l’insieme di capacità, conoscenze ed esperienze tecniche che pur non avendo i requisiti propri dell’invenzione o della scoperta possono migliorare o incrementare la produzione. Il know-how può essere formalizzato in un contratto in cui si prevede la trasmissione di tecnologia non brevettata generalmente accompagnato da obblighi di riservatezza.

L’avvento dell’informatica e della telematica sta profondamente modificando i sistemi informativi aziendali. L’information technology (IT) riveste ormai all’interno delle imprese un ruolo di primo piano e consente di progettare e realizzare, non soltanto nelle grandi imprese ma anche in quelle di piccola e media dimensione, sistemi informativi che comprimono i costi e riducono le distanze e i tempi di comunicazione. Le reti telematiche consentono di ottenere e trasmettere informazioni in tempo reale e a costi sempre più contenuti. Secondo recenti studi il sistema informativo viene ad assumere una struttura a rete; si passa in tal modo dall’information system all’information network; il sistema informativo non è più concepito come un sottosistema interno al sistema aziendale, ma è la rete che diventa il sistema informativo: l’azienda costituisce un veicolo di informazioni per sé e per gli altri stakeholders con cui interagisce all’interno della rete.
Il sistema a rete da implementare nell’impresa deve svilupparsi in due direzioni abbinate a Internet: da un lato si usa internet per creare un accesso integrato alle informazioni per ogni collaboratore interno all’impresa (Intranet); dall’altro si realizza una rete (Extranet) per comunicare con l’esterno (fornitori, clienti) con cui acquistare e/o vendere le merci, però l’utente usufruttuario di questo servizio desidera operare in maniera sicura, non vuole incorrere in transazioni fasulle (ordini mai effettuati, contratti modificati senza il proprio consenso) e d’altro canto non vuole rinunciare alla propria privacy.

Pertanto, per offrire un servizio adeguato a tali aspettative occorre predisporre dei robusti meccanismi di protezione delle comunicazioni. Più specificatamente, nella realizzazione di un sito e-services occorre definire un adeguato sistema di identificazione degli utenti, un protocollo di trasmissione che assicuri la riservatezza delle comunicazioni e uno strumento che convalidi legalmente le transazioni effettuate.
Generalmente per accedere ad e-service da un sito web, l’utente è tenuto ad autenticarsi ovvero a rendere manifesta la propria identità in modo che il provider (il fornitore del servizio) possa identificarlo e consentirgli l’accesso al servizio. L’idea di base di un protocollo di autenticazione consiste nel realizzare un sistema che riconosca gli utenti abilitati e nello stesso tempo impedisca ad un “pirata” di impersonare un utente allo scopo di usufruire impropriamente del servizio.

Il paradigma classico prevede che l’utente esibisca al provider le proprie credenziali e che quest’ultimo dopo aver verificato tali credenziali consenta l’accesso al servizio. Il sistema più semplice consiste nell’impiegare come credenziale la coppia user-password (che corrisponde anche al meno sicuro). Anche ipotizzando una password estremamente complicata, grazie alla potenza di calcolo degli attuali PC, il tempo che occorre a completare un attacco di forza bruta non è eccessivamente elevato. Inoltre occorre considerare anche un secondo aspetto: le credenziali inviate dall’utente potrebbero essere “ascoltate” durante la trasmissione da un “pirata” che potrebbe usarle in seguito per impersonare l’utente e accedere a sua insaputa al servizio. Tale approccio può essere adeguato per servizi a basso rischio; per servizi con contenuti ad alto rischio, come home banking, trading e in generale per tutti quelli che implicano transazioni economiche, occorre invece un sistema di autenticazione estremamente robusto in grado di resistere ai più ingegnosi attacchi. Protocolli di autenticazione considerati più “sicuri” prevedono l’uso di un PIN (Personal Identification Number) conservato su un supporto esterno (token) come una carta magnetica, una smart card, in cui sono conservate le credenziali utente, oppure l’uso di una cosiddetta one-time password ovvero una password a lunghezza fissa utilizzabile una sola volta che viene modificata ad ogni accesso al servizio. Entrambe si posizionano in un livello di sicurezza superiore rispetto al precedente ma sono comunque considerate autenticazioni “deboli”. Viceversa l’autenticazione effettuata con tecnologie crittografiche di tipo challenge-response, che implicano l’uso della firma digitale, sono considerate “forti”.

I siti che offrono servizi di e-commerce durante la navigazione delle proprie pagine consentono di riempire un carrello virtuale con i beni offerti. Al termine della navigazione il provider presenta al cliente una pagina contenete un contratto con l’offerta di acquisto per i beni selezionati che il cliente è tenuto a leggere attentamente ed eventualmente a confermare specificando anche la modalità di pagamento. Purtroppo con questo meccanismo il cliente non è legalmente tutelato nei confronti di una eventuale modifica fraudolenta del contratto poiché, quest’ultimo, essendo stato stipulato ed accettato on-line, non è sottoscritto in forma tradizionale dai due contraenti; così il cliente potrebbe ritrovarsi con i beni mancanti pur avendoli pagati o a dover pagare beni che non ha mai acquistato. Viceversa il fornitore non è tutelato da un eventuale ripudio del contratto da parte del cliente che, al momento della ricezione dei beni, potrebbe ripudiare il contratto e rifiutarsi di pagare.

Occorre quindi un meccanismo che consenta di convalidare il contratto assicurando, allo stesso tempo, l’integrità e il non ripudio dello stesso; la firma digitale è lo strumento adatto a tale scopo e dal punto di vista della sicurezza, è molto più facile falsificare una firma autografa o addirittura un documento, piuttosto che falsificare una firma digitale. Le leggi Bassanini hanno dato validità legale alla firma digitale nelle transazioni pubbliche e private e pertanto un contratto firmato digitalmente è considerato “legale” a tutti gli effetti.
La firma digitale è una delle primitive crittografiche fondamentali. Consente di associare un’entità ad un insieme di informazioni e riguarda principalmente gli aspetti di sicurezza relativi a integrità delle informazioni e non-ripudio. L’integrità concerne la verifica di eventuali modifiche non autorizzate delle informazioni. Il “non-ripudio” consiste nell’evitare che un’entità possa ripudiare contratti, azioni, precedentemente stabiliti ed accettati.

Tecnicamente la firma digitale di un documento è compiuta cifrando con la chiave privata dell’utente un pezzo d’informazione che lo contraddistingue univocamente, detto “impronta” o “digest”, ricavato dal documento stesso mediante un algoritmo di hashing.

Pertanto la firma digitale da un lato lega un documento al suo sottoscrittore poiché è eseguita con la sua chiave privata e dall’altro rende palese qualsiasi modifica al documento poiché l’impronta rappresenta una fedele fotografia dello stesso nel momento in cui è stata generata.

All’operazione di firma digitale è legata quella di verifica, compiuta dall’entità che vuole verificare l’integrità e la provenienza del documento. È eseguita decifrando mediante la chiave pubblica del sottoscrittore l’impronta precedentemente cifrata e confrontandola con quella ricavata dal documento mediante lo stesso algoritmo di hashing che ha prodotto la firma; se le due impronte coincidono, allora il documento è integro ed è legato strettamente al sottoscrittore. La firma digitale può essere dunque impiegata per firmare contratti stipulati on-line.

La sicurezza deve diventare una parte fondamentale dell’infrastruttura di comunicazione, non deve essere considerata un’aggiunta. Il desiderio di riservatezza e di anonimato da parte degli utenti sono in generale incompatibili con la necessità di imputabilità, cioè la possibilità effettiva di conoscere l’identità degli utenti e di ciò che stanno facendo

Per garantire il diritto di riservatezza dei dati personali del singolo cittadino e di evitare il “commercio” di tali dati, da qualche anno in Italia è in vigore una legge sulla privacy (n. 675 del 31/12/1996) che impedisce il trattamento dei dati personali senza il consenso esplicito dell’interessato.
Per trattamento dei dati, ai sensi dell’art. 1 comma 2, della legge sulla privacy, deve intendersi qualsiasi operazione svolta con o senza l’ausilio di mezzi elettronici, concernente in linea generale, la raccolta, la circolazione, la conservazione e/o la cancellazione dei dati personali.
All’interno dell’onnicomprensiva nozione di trattamento dei dati è altresì opportuno distinguere l’attività di comunicazione da quella di diffusione dei dati personali, poiché la stessa assume rilievo al fine di individuare i diversi adempimenti richiesti.

Ulteriore distinzione, è quella tra dati personali e dati sensibili.
Per dato personale, deve intendersi “qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”. Per il trattamento dei dati sensibili, considerata la loro capacità di incidere sulla riservatezza dell’individuo cui si riferiscono e di determinare forme di discriminazione sociale, il legislatore si è preoccupato di introdurre più accorti adempimenti, prescrivendo:
a) l’obbligo di informare l’interessato;
b) il consenso scritto dell’interessato;
c) la preliminare autorizzazione al trattamento dei dati sensibili, rilasciata dal Garante per la Protezione dei dati, su specifica richiesta e caso per caso.

Per completezza espositiva giova, ancora, precisare che i dati sensibili relativi ai terzi possono essere trattati ove ciò sia strettamente indispensabile per l’esecuzione di specifiche prestazioni professionali, richieste dai clienti, per scopi determinati e legittimi. I dati devono, in ogni caso, essere pertinenti e non eccedenti rispetto agli incarichi conferiti.

Per trattamento di dati sensibili si intende, qualsiasi operazione, svolta con o senza l’ausilio di mezzi elettronici, concernente la raccolta, elaborazione, comunicazione, diffusione, cancellazione, conservazione di dati personali idonei a rivelare: lo stato di salute, la vita sessuale l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale. L’accesso ai dati sensibili, per effettuare operazioni di trattamento, è determinato sulla base di autorizzazioni rilasciate dal titolare o dal responsabile agli incaricati del trattamento, singolarmente o per gruppi di lavoro. Dette autorizzazioni sono suscettibili di revoca e, in ogni caso, dovrà essere accertata, con cadenza almeno annuale, la permanenza delle condizioni per la loro conservazione; se il trattamento dei dati sensibili è effettuato a mezzo di elaboratori accessibili mediante una rete di telecomunicazioni disponibile al pubblico, l’autorizzazione di cui sopra deve riguardare anche gli strumenti che possono essere utilizzati per l’interconnessione, ossia i singoli elaboratori attraverso cui è possibile accedere per effettuare le operazioni di trattamento; l’autorizzazione all’accesso deve essere limitata ai soli dati la cui conoscenza risulti necessaria e sufficiente per lo svolgimento delle operazioni di trattamento; se il trattamento dei dati sensibili viene effettuato a mezzo di elaboratori accessibili mediante una rete di telecomunicazioni disponibile al pubblico è, altresì, necessario predisporre un documento programmatico sulla sicurezza, da aggiornarsi con cadenza almeno annuale. Trattasi di un documento nel quale, previa analisi dei rischi che la banca dati corre, vengono disegnate le misure idonee ad evitarli. Doveroso è infine ricordare che l’omessa adozione, dolosa o colposa, delle misure necessarie a garantire la sicurezza dei dati, in violazione delle disposizioni regolamentari, risulta penalmente sanzionata con la reclusione sino ad un anno. Se dal fatto deriva nocumento la pena è della reclusione da due mesi a due anni.

Davide Cosenza

Friday, July 22, 2011

iTech - Il disco fisso: come funziona, le specifiche, come sceglierlo

Un po' di teoria
Il disco fisso (in inglese hard disk) è una sorta di contenitore elettronico dove vanno conservate le informazioni di cui non si ha un bisogno immediato, ma che comunque devono essere conservate. Il disco fisso fa parte della categoria memorie di massa (insieme al floppy disk e unità a nastro). Il supporto magnetico dei dischi fissi e dei floppy disk è suddiviso in una serie di cerchi concentrici separati l'uno dall'altro chiamati tracce.

La superficie del disco, quindi è divisa da questi cerchi/tracce ben distinti, che iniziano dal bordo esterno fino ad arrivare alla traccia più interna. La quantità delle tracce varia a seconda del tipo di disco. Proprio come la larghezza del disco è suddivisa in tracce, la circonferenza di ogni traccia è a sua volta suddivisa in diversi segmenti adiacenti chiamati settori. I settori contenuti nelle tracce e le tracce contenute sulla superficie del disco vengono identificati con dei numeri che vengono loro assegnati.

Per memorizzare un file su disco, il sistema operativo utilizza un gruppo di settori chiamati cluster. Ogni cluster è un'unità di allocazione di dimensione standard che può variare a seconda del tipo di disco.




Dimensione dei cluster per la FAT 16 e 32
Dimensione della partizione
Dimensione del cluster FAT 16
Dimensione del cluster FAT 32
Fino a 127 Mb
2 Kb

Da 128 a 255 Mb
4 Kb

Da 256 a 511 Mb
8 Kb

DA 512 a 1.023 Mb
16 Kb

Da 1.024 a 2.047 Mb
32 Kb

Fino a 6 Gb

4 Kb
Da 6 a 16 Gb

8 Kb
Da 16 a 32 Gb

16 Kb
Da 32 a 2 Tb

32 Kb


Ogni singolo cluster utilizzato può essere collocato in una parte qualsiasi del disco e i segmenti sequenziali di un file non vengono memorizzati necessariamente in cluster fisicamente adiacenti. Per questo motivo è bene effettuare spesso una deframmentazione del disco. Se un disco è frammentato, la testina di lettura e scrittura del disco dovrà effettuare diversi spostamenti per leggere i diversi segmenti di file e questo comporterà un rallentamento del PC.

Alla ricerca dello spazio perduto
Cerchiamo di chiarire meglio il concetto della FAT (File Allocation Table) e dei cluster. Il sistema FAT 16 può gestire al massimo 65.536 cluster, di conseguenza un hard disk da 1,3 Gb contiene cluster da 32 Kb. In altri termini un semplice file, anche molto piccolo, una semplice immagine in formato GIF o JPG di soli 250 byte occuperà comunque un cluster. Facciamo un esempio:
su un hard disk di 1,3 Gb con FAT 16 sono salvati questi file
questi tre file dovrebbero occupare un totale di 3.892 byte, ma in realtà con la FAT 16 occuperanno ognuno un cluster da 32 Kb per un totale di 96 Kb sprecando la bellezza di 94.412 byte. Sembra poco ? Pensate alle centinaia di file di piccole dimensioni, che magari avete scaricato da Internet e che sono nella cache del vostro browser (migliaia di immagini contenute in piccoli o medi file in formato html, gif e jpg, mediamente di 1 o 1,5 Kb). Se non avete a disposizione un sistema operativo che gestisca la FAT 32 potete partizionare il disco fisso. Se per esempio dividete il vostro hard disk da 1,3 Gb in due partizioni da 800 Mb (unità C:) e 500 Mb (unità D:) avrete cluster da 16 e 8 Kb. Windows 95 OSR2 commercializzato all' inizio del 1997 e Windows 98 utilizzano una FAT 32 che gestisce cluster a partire da 4 Kb. Quest'ultimo S.O. dovrebbe contenere un'applicazione per la conversione FAT 16/32 senza perdita dei dati. Per ridimensionare i cluster senza riformattare l'hard disk ci vengono in soccorso anche Partition Magic della PowerQuest Corporation, Partition-it di Quarterdeck e System Commander di V Communications. Programmi utilissimi per gestire, creare, cambiare o fondere le partizioni del disco fisso anche con file system diversi. E' il caso di ricordare, comunque, che la sicurezza di riuscita delle operazioni non è mai assoluta e di conseguenza il backup è vivamente raccomandato.

Le specifiche tecniche
Prima di acquistare o scegliere un hard disk è bene verificare le prove comparative sulle loro specifiche tecniche.
  • Average seek time - Tempo medio di ricerca. E' il tempo medio impiegato dal disco per spostare le testine di lettura/scrittura fino a raggiungere una deterninata traccia.
  • Average latency - Latenza media. Il tempo impiegato dal disco per far ruotare i piatti fino alla collocazione della traccia richiesta sotto le testine.
  • Average access time - Tempo medio di accesso. Valore ottenuto dalla somma del tempo medio di ticerca con il tempo di latenza. Identifica il tempo impiegato dal disco per trovare un blocco dati.
  • Data transfer rate o Troughput - Velocità di trasferimento dei dati. Velocità di lettura/scrittura al momento del corretto posizionamento delle testine. Questo valore è importante se si utilizzano applicazioni grafiche, un basso transfer rate le penalizza.
  • Burst data transfer rate - Velocità di trasferimento in burst-mode o transfer esterno. E' la velocità di lettura delle informazioni contenute nel buffer dell'hard disk.
Sustained Transfer rate (Internal transfer rate) - Velocità di trasferimento sostenuto . Identifica l'effetivo rendimento del disco senza l'utilizzazione del buffer. 


Il disco fisso ideale

La capacità minima di un hard disk dovrebbe essere compresa tra i 15 e i 20 Gb ( 30 - 40 Gb per un PC multimediale), deve disporre di una memoria cache integrata per velocizzare gli accessi ai dati.

EIDE (Enhanced Integrated Device Electronics) o SCSI (Small Computer Standard Interface)?

I dischi EIDE sono abbastanza veloci e sono idonei per quasi tutte le applicazioni. Se si hanno esigenze spinte ( ad esempio server ) è consigliabile rivolgere l'attenzione su uno SCSI (si legge scasi) che, comunque, è generalmente più caro del 25-35% e che richiede un adattatore. Per un EIDE è bene orientarsi su una velocità di rotazione di 5400 giri al minuto con un tempo di accesso max di 10-12 millisecondi ( o comunque inferiore ai 15 millisecondi ). Ricordate che maggiore sarà la velocità di rotazione e più elevati saranno i dati letti a parità di tempo. I controller EIDE sono integrati su tutte le schede madri e hanno un costo contenuto. Grazie allo Standard Ultra Ata 66 anche le prestazioni non sono più un grosso problema. Avendo la possibilità di gestire solo 4 periferiche per PC può rappresentare una limitazione.



Come funzionano

L'interfaccia EIDE è munita di due canali (primario e secondario) ognuno dei quali può supportare due unità, per un totale quindi di quattro unità. Come già accennato è più economica della SCSI, ma meno veloce:
  Pio Mode
  Standard
Velocità di trasferimento max
Mb/s
Pio Mode 0 
Ata
3  
Pio Mode 1 
Ata
5  
Pio Mode 2 
Ata
8,3
Pio Mode 3 
Fast-Ata 
11,1
Pio Mode 4 
Ata 2 
16,6
Ultra DMA-33 (o Pio Mode 5
Ultra - Ata 33
33,3
Ultra DMA-66  
Ultra - Ata 66  
66,6
L'interfaccia SCSI, molto più professionale, funziona come se fosse una specie di rete locale in piccolo, consentendo di collegare otto dispositivi di cui uno è la scheda di controllo. Ciò consente una comunicazione diretta fra un'unità e l'altra senza coinvolgere l'unità centrale, le diverse periferiche possono occupare contemporaneamente lo stesso bus ( non consentito nella EIDE ). Nella tabella sono riportate le velocità SCSI:
Tipo
Nr. di fili nel cavo
Velocità di trasferimento MByte/sec
SCSI
50
5
SCSI-2
50
10
SCSI-3
50
20
Fast SCSI-20
50
20
Fast SCSI-40
50
40
Wide SCSI
68
20
SCSI Fast 20 Wide
68
40
SCSI Fast 40 Wide
68
80
SCSI Fiber Channel
Seriale
100


Tabella comparativa degli standard

EIDE
SCSI
Applicazioni
Sistemi monoutente
Workstation professionali
Dispositivi supportati
Dischi fissi, lettori CD-ROM , unità a nastro
Dischi fissi interni ed esterni, CD-ROM, scannere e numerosi altri
Capacità max
8.4 Gb
Illimitata
Transfer rate
16, 33, 66 MB/s
80 MB/s (100 con fiber channel)
Massimo n. dispositivi
Due sul canale primario e due sul canale secondario
7 o 14 (Wide Scsi)
Installazione
Connettore sulla scheda madre
Richiede un adattatore SCSI
Diamo infine qualche suggerimento per mantenere il disco semprein ottima forma:
  • Non spostare mai il disco quando il PC è acceso, un urto potrebbe causare un danno irreparabile al supporto del disco e alle testine;
  • Eseguire lo Scandisk periodicamente per identificare eventuali errori o settori difettosi;
Eseguire periodicamente la deframmentazione del disco per ricompattare i cluster appartenenti agli stessi file;



Davide Cosenza